Dove il toro pascola con il daino

Sabato scorso l’afa non dava tregua, ma non ci ha impedito di andare a San Paolo in Alpe partendo dal museo Idro a Ridracoli. Con noi una coppia di amici, uno dei quali reduce da esperienze ben più estreme.

Il sentiero CAI n.233 comincia con un breve tratto pianeggiante, poi incontra una strada asfaltata che costeggia il Rio Bacine. Abbiamo seguito la strada per 500 m poi siamo rientrati fra gli alberi imboccando il sentiero a destra, con una salitina iniziale che ci ha aiutati subito a rompere il fiato. E di fiato ne avevamo poco, perché l’escursione di per sè non era impegnativa, ma il caldo toglieva le energie. L’anticiclone “Caronte”, i 14 km totali e il dislivello di circa 600 m si sono fatti sentire.

Libellula blu nel Rio Bacine

Lungo la via abbiamo incontrato alcuni ruderi, una maestà e una quercia secolare segnalata. Il percorso era prevalentemente bosco misto ma intervallato da alcuni passaggi in mezzo alle conifere. Il fogliame si alternava a qualche tratto scoperto, che attraversavamo velocemente e col fiatone per riguadagnare l’ombra. Le cicale ci hanno accompagnato per tutto il tempo con il loro canto assordante. Nonostante questo percorso sia prevalentemente ombreggiato, per percorrerlo d’estate è indispensabile almeno un litro e mezzo d’acqua a testa…e un passo moderato. Infatti ce la siamo presa con calma e invece di tre ore all’andata e due al ritorno come indicano i cartelli, abbiamo impiegato rispettivamente 3h 30′ e 2h 30′.

La monotona playlist di tutta l’escursione

Nell’ultima parte il sentiero compie una serie di curve che ci davano la sensazione di non arrivare mai, e invece la meta era vicina e ben presto eravamo in vista del borgo disabitato di San Paolo in Alpe, già base partigiana e immerso in un paesaggio meraviglioso.

Mentre uscivamo dal bosco non vedevamo le vacche, ma potevamo…”percepirne” il recente passaggio. Con sollievo abbiamo constatato che il toro non era in giro. Sparito anche il cartello che avvisava della sua presenza. Era ormai mezzogiorno (di fuoco) e nei pascoli inondati dal sole non c’era l’ombra di un animale, nè domestico nè selvatico. Cosa insolita per questo luogo, famoso perché le probabilità di avvistare animali selvatici rasentano il 100 %. Infatti, con ogni probabilità, è proprio qui che è stata inventata questa atroce barzelletta. Sul verde pianoro è facile vedere ungulati che brucano a poca distanza dai bovini. Proprio la strana promiscuità dei daini con i loro “colleghi” ruminanti ci ha spinti a tornare ancora una volta per scattare foto incredibili.

Il palughino delle 13:06

Il pomeriggio è trascorso bivaccando sotto i due enormi pioppi dietro la chiesetta diroccata. Eravamo stanchi per la sudata ma ne era valsa la pena: la brezza fresca su questo altopiano rendeva il clima molto più sopportabile rispetto alla pianura da dove eravamo venuti.

Ad un tratto, mentre ci sedevamo per mangiare è arrivato il nostro premio: due daini dal manto di colore diverso stavano attraversando il prato tra i ruderi della casa colonica e il bosco sottostante. Una brucata, una spulciatina, giusto il tempo di prendere il binocolo e fare qualche scatto. Lo sapevo: chi è in cerca di incontri ravvicinati, a San Paolo in  Alpe non può sbagliare!

Daino

Daino scuro

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2 risposte a “Dove il toro pascola con il daino

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