Il lago di Pilato

Sentiero: CAI n.101

Chi prima della crisi andava in ferie, ora si limita a un weekend – e la meta del nostro weekend è Castelsantangelo sul Nera. Finalmente facciamo conoscenza con i Monti Sibillini! Dopo una cena a base di asino, io e Stefano dormiamo in tenda al campeggio Monte Prata. La mattina seguente ci alziamo alle 4:00. Perché ci autoinfliggiamo una simile punizione mentre siamo in vacanza?

Perché il paesaggio dei Sibillini intorno alla Piana di Castelluccio è suggestivo e unico, ma uno degli aspetti che lo rendono così particolare è la quasi totale assenza di alberi. Per questo motivo abbiamo pensato bene di partire col fresco per essere al punto di partenza – Forca di Presta – al sorgere del sole.

Durante la prima mezz’ora sentiamo freddo, ma più tardi ringrazieremo. Fino alla Sella delle Ciaule il percorso è piuttosto semplice, anche se poco prima del rifugio Zilioli la pendenza aumenta e notiamo che gli escursionisti di ritorno scendono cautamente. Abbiamo fatto bene a portare i bastoncini che ci serviranno poi a sostenerci in quel tratto ripido e sassoso. Da qui assistiamo ad un curioso battibecco: sopra le nostre teste, uno sfacciato gheppio infastidisce una giovane aquila.

Dopo il rifugio scendiamo per i prati dove con nostra sorpresa crescono numerose le stelle alpine. Facciamo attenzione a non calpestare i fiori protetti. Arrivati in fondo alla zona erbosa è meglio girare subito a destra sulle pietre evitando di passare attraverso l’apertura tra le rocce poco più sotto. Di qui comincia il tratto delle roccette, con alcuni passaggi difficili da superare con molta attenzione. Stiamo discendendo nell’anfiteatro naturale in fondo al quale si trova il lago di Pilato, circondato dalle cime del Vettore e del Redentore. L’ultimo tratto di sentiero attraversa obliquamente un ghiaione fino in fondo all’imbuto.

Avvicinarsi alla sponda del lago è assolutamente proibito, ma come al solito qualcuno fa l’italiano e viene ripreso da una guardia forestale. Il divieto serve a proteggere il rarissimo Chirocefalo del Marchesoni che vive solo qui. Calpestando la zona circostante l’acqua nel raggio di alcuni metri si rischia di rovinare irreparabilmente il suo fragile habitat e di asportare le uova deposte dai piccoli crostacei. Il gamberetto in questione è quasi microscopico ed è difficile individuare il singolo animale: più probabilmente si riuscirà ad osservare una colorazione rossastra dell’acqua vicino alla riva. L’unico punto di avvicinamento permesso è una roccia sporgente dalla quale ci affacciamo, ma la superficie dell’acqua è troppo increspata e non riusciamo a vedere niente.

Sulla via del ritorno incrociamo escursionisti che salgono, appena partiti. Li osservo mentre applico un ennesimo strato di crema solare. Sono pazzi costoro? Ormai è passato mezzogiorno e la canicola non perdona. Arriveranno in vetta in preda a miraggi e insolazioni, noi invece ritornati a Forca di Presta ci dirigiamo verso il Rifugio degli Alpini dove gustiamo una saporita zuppa di lenticchie.

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