Cosa stimola di più il cervello: natura o tecnologia?

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brain (Photo credit: TZA)

Cosa stimola di più il cervello: il contatto con la natura o l’utilizzo della tecnologia digitale?

Una ricerca delle università dello Utah e del Kansas, riportata in questo articolo, ha portato alla seguente conclusione:

“L’esposizione all’ambiente naturale appare avere un impatto sulla corteccia cerebrale pre-frontale la cui attività è associata alla creatività e al multitasking”.

Semplicemente, togliendo alla persone una miriade di distrazioni, queste riuscivano a concentrarsi meglio. E c’era bisogno di uno studio per dimostrarlo?

Notare che quest’altro articolo pubblicato dalla stessa testata a dicembre 2012 diceva l’esatto contrario, ovvero che è l’abitudine alla tecnologia digitale che fa sviluppare le capacità di multitasking. Sarà…secondo me bisognerebbe piuttosto distinguere tra abilità multitasking e tendenza a disperdere le energie in mille direzioni senza approfondire alcunché, cosa che probabilmente porta alcuni all’ADD, altro che capacità di attenzione aumentata.

Che cos’è multitasking? Una madre che deve occuparsi dei figli, della casa, della finanza familiare, di lavorare e curare il proprio aspetto e i propri rapporti sociali contemporaneamente, quello è vero multitasking poiché spazia in vari ambiti, non solo in quello digitale.

Se io guardo la TV mentre controllo la posta e sotto ho aperta una ricerca di google e intanto mi arrivano le notifiche di facebook mentre rispondo a un sms, è multitasking? O sono piuttosto incapace di concentrarmi? Forse può definirsi multitasking, ma riguarda un unico ambito.

Il bambino è veloce, guarda quanto è sveglio…ma prova a mollarlo in un bosco e dirgli “adesso trova un riparo dal freddo e procurati da mangiare”, vediamo quanto ci mette. Sarà velocissimo…a mettersi a piangere.

Se vado a cena con un amico e quello riesce a mangiare con me mentre messaggia con altri, quello non è multitasking: è maleducazione. E’ distrazione. E la prossima volta vado a cena con qualcun altro.

Gli skills che posso sviluppare durante un’uscita nella natura sono azioni che compio al di fuori della mia comfort zone. Verosimilmente si creeranno nel mio cervello nuove reti neurali, nuove sinapsi. Un po’ come provare a scrivere con la sinistra, o scegliere un percorso diverso da quello che faccio ogni giorno per tornare a casa dal lavoro. Se riesco invece a compiere contemporaneamente azioni nell’ambito digitale-informatico-telecomunicazioni, la mia mente non diventa più agile. Sono i dispositivi che utilizzo ogni giorno, aumenta la velocità nel compiere il gesto, ma non imparo a ragionare in modo nuovo. Così è cablato il mio cervello, così lavora, come sempre.

Il computer ci fa credere che stiamo facendo cose molto importanti, ma si tratta di un’illusione. Cosa hai fatto oggi? Hai scritto un articolo sul blog, hai controllato facebook, hai risposto a una mail, poi hai scritto degli sms…embè? la maggior parte di queste azioni non erano vitali, e il resto 15 anni fa potevi farlo con un telefono, 10 anni fa invece ti bastava l’email.

La presunta evoluzione del cervello con aumento della percettività avverrebbe, secondo lo psichiatra Tonino Cantelmi, in particolare nei nativi digitali che sarebbero meno portati a sviluppare dipendenza. Ma quali sarebbero le statistiche in grado di avvallare questa ipotesi? Oltretutto, il prof. Cantelmi appare di tutt’altro avviso in quest’altra intervista:

“Secondo una ricerca del Telefono Azzurro c’è il rischio di dipendenza da internet tra i nativi digitali italiani. Ai microfoni di TG2000 lo psichiatra Tonino Cantelmi, il primo in Italia ad occuparsi del fenomeno.” Non capisco, si contraddice. Questi nativi digitali riescono a dominare le tecnologie con disinvoltura e senza conseguenze, o rischiano la dipendenza quanto gli altri utenti?

Anche in questo articolo del 2011 si parla di dipendenza da internet nei più giovani:

“Secondo i dati resi noti dall’Università Cattolica e dall’ambulatorio per la dipendenza da internet del Policlinico Universitario Gemelli di Roma, le persone in cura presso il centro romano, dal 2009, sono state 300. L’80% di esse è costituito da ragazzi tra gli 11 e i 23 anni ” – ovvero i nativi digitali, gente che nel 2000 aveva al massimo 12 anni.

Il cervello è come un muscolo. Se si allena solo a smanettare su internet, è come uno che gioca a tennis senza fare un allenamento compensatorio: si svilupperà solo da una parte, in modo asimmetrico. Più gli strumenti ci permettono di automatizzare e si sostituiscono alla nostra memoria, più il cervello si impigrisce. Se si specializza troppo in qualcosa, è probabile che ci sarà una carenza in altri ambiti. Evoluzione? Io lo definirei “appiattimento”.

Ovviamente c’è sempre chi controbatte che questi strumenti sono anche utili se usati con moderazione, ma l’utilità è un aspetto quasi marginale in confronto a quello ludico, vero e inconfessabile motivo che ci ha spinto ad abbracciare in massa web e telefonino.  Non illudiamoci di avere il controllo: non può esserci moderazione dove c’è dipendenza. E la dipendenza esiste, è anzi assai diffusa, solo che non lo si vuole ammettere. Ovviamente ci sono anche lobby che hanno tutto l’interesse a minimizzare la dipendenza, arrivando addirittura a definire l’uso intensivo del computer benefico per il nostro cervello. E’ come l’alcolismo nei paesi nordici o la disonestà qui da noi: tollerati socialmente perciò le persone non si rendono neanche conto di averlo finché i sintomi non diventano patologici o i reati troppo palesi, e l’individuo deraglia irreversibilmente.

Le attività compiute da migliaia di generazioni umane a confronto con l’ambiente naturale sono ciò che ha permesso alla nostra specie di evolversi fino al punto oggi. Credo che non si debba abbandonare le attività all’aperto solo perché gli skills sviluppati nei millenni dai nostri antenati ora sono diventati superflui essendo la vita più comoda, e le attività intellettuali anzichè fisiche e manuali sono oggi una fonte di sopravvivenza più conveniente per le persone. Dato che non sappiamo quali cambiamenti climatici o ambientali ci riserva il futuro, forse è meglio non diventare troppo specializzati e vulnerabili agli elementi, perché nell’eventualità di un cambiamento troppo repentino potrebbe non esserci abbastanza tempo per riadattarsi…ma qui entriamo nell’ambito della fantascienza.

Inoltre non possiamo vivere nell’illusione di essere solo mente, o che nella comunicazione la parola possa essere scissa dal linguaggio non verbale o dal contatto fisico, o di poter rinunciare agli stimoli esterni. Non possiamo sopravvalutare i media. I quali, fra l’altro, ci danno spesso informazioni contraddittorie. Come in questo caso.

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