Giro di Monte Mauro

Cartografia: Parco Regionale della Vena del Gesso Romagnola – sentiero CAI 511 + 513

Tipo di percorso: anello

Lunghezza: 11 km

Durata: 6 ore

Punto di partenza: Pieve di S. Maria in Tiberiaci

Avanziamo in uno strano paesaggio scintillante. Camminando tra le bolle di scollamento a volte capita che avvertiamo qualcosa di strano: l’appoggio del piede produce una specie di vibrazione sorda che si trasmette alle ossa delle gambe dando la senzazione di procedere sul vuoto. Come se al rovescio di un terreno apparentemente solido ci fosse in realtà un’ambiente cavo, ed è infatti un sottosuolo bucherellato quello sul quale ci muoviamo.

Il Monte Mauro (515 m) è la cima più alta della Vena del Gesso Romagnola, la più estesa formazione gessosa in Italia e in Europa. Anche se esistono nella regione affioramenti analoghi come i Gessi Bolognesi e i Gessi Triassici della Valle del Secchia, qui siamo di fronte ad una vera e propria dorsale lunga 25 km. La caratteristica di questo paesaggio sono i prodotti dell’erosione di origine carsica quali abissi, doline, inghiottitoi e soprattutto grotte come quella della Tanaccia, accessibile tramite visita guidata su prenotazione.

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Uno dei tanti fori nella roccia del Monte Mauro

Per arrivare al punto di partenza si esce dall’autostrada a Faenza e si seguono le indicazioni per Brisighella. Qui si prende la strada che va al Monticino e dopo alcuni Km di bella strada panoramica, al bivio si va a sinistra per Zattaglia. Poco dopo il ponte sul torrente Sintria si gira a destra per l’Eremo di Monte Mauro, ovvero Pieve di Santa Maria in Tiberiaci. La macchina la si può lasciare nel parcheggio della Fattoria Rio Stella e proseguire a piedi verso l’Eremo, oppure parcheggiare in qualche scarsa piazzola poco prima della chiesa, che è vicina all’attacco del sentiero.

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Paesaggio dall’Eremo di Monte Mauro

Quando arriviamo alla Pieve, il prete barbuto esce dalla chiesa con un vassoio in mano con sopra alcune tazze e una cuccuma fumante. “Benvenuti a Monte Mauro!” ci dice giovialmente, “Questo però non è per voi”. Sta infatti portando il caffè agli operai impegnati nei lavori di ristrutturazione. Che differenza con l’accoglienza riservata agli escursionisti dall’inquilino di un certo altro eremo!

Chiediamo se possiamo lasciare la macchina nel piccolo parcheggio della chiesa e non ci sono problemi. Un simpatico gatto macodo ci accompagna fino all’attacco del sentiero 511. Il buffo felino grigio da noi appropriatamente soprannominato “Gessetto” si fionda giù per lo stradello roccioso con una tecnica da far invidia a uno skyrunner, poi fa dietro-front e se ne torna in parrocchia, mentre noi attraversiamo la strada e ci inoltriamo nel bosco.

Abbiamo fatto il giro in senso orario, al contrario di quanto indicato dalla descrizione sul retro della cartina e dai numeri sui pannelli. Così, gli ambienti attraversati si presentavano in questo ordine: il sentiero sulla rupe con vista sulla valle cieca del Rio Stella e il suo inghiottitoio, poi il Monte Volpe con i suoi strati di gesso alternato ad argilla, il Borgo dei Crivellari, la strada carraia incontrando casolari sparsi, la salita nel bosco sotto il Monte Incisa, la quasi arrampicata sulla cresta del Monte Mauro.

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Valle cieca del Rio Stella

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Monte Volpe

Casa nel borgo dei Crivellari

Casa nel borgo dei Crivellari

Volendo, c’è la possibilità di percorrere solo due terzi del giro, facendo un taglio che dopo circa 1,5 km permette di raggiungere il sentiero 513. Noi abbiamo preso per sbaglio il raccordo poi siamo tornati indietro per proseguire il percorso completo, per questo la traccia GPS disegna una specie di “8” anziché un anello. In ogni caso anche l’altitudine e i Km sono abbastanza sballati: Runtastic va bene per la corsa ma pare non essere molto affidabile per l’escursionismo.

Dopo aver fatto assaggiare alle suole dei nostri scarponi il terreno croccante dei sentieri alpini ghiacciati, torniamo ai terreni argillosi nostrani delle colline a ridosso dell’Appennino. Il che significa: molto fango. Si può dire che questo itinerario ha un grado di difficoltà “E” anche se in certi tratti, in particolare l’ultima salita al Monte Mauro poco prima di tornare al punto di partenza, è piuttosto ripido ed esposto. Inoltre quando è bagnato il percorso in generale è scivoloso. Nel nostro caso aveva piovuto il giorno prima e, anche se gli affioramenti di gesso hanno una superficie ruvida che fa molta presa, ci sono anche molti tratti con fondo argilloso sdrucciolevole. Il problema è comunque superabile con l’utilizzo dei bastoncini.

Meglio fare questo giro in estate quando è secco e ci sono più ore di luce. D’altra parte, d’estate è piuttosto caldo vista l’esigua altitudine. Nonostante la scarsa elevazione, l’escursione non è da prendere sottogamba perché il continuo saliscendi la rende alquanto faticosa.

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Parete con cristalli di gesso

Bolla di scollamento

Bolla di scollamento

Cristalli di gesso

Cristalli di gesso

Il sentiero è curato, segnato e mantenuto benissimo, con cartelli informativi circa ad ogni chilometro. Si tratta di un’area a protezione integrale con piante alpine e la presenza di una pianta rara, la felcetta persiana. La bassa vegetazione mediterranea sulle creste prende la forma della gariga. Oltre ad essere di interesse botanico e geologico, è piacevole perché assai panoramico in tutta la sua lunghezza. Questo vale specialmente per la prima parte, dato che il sentiero si mantiene quasi sempre in cresta o a mezza costa. L’occhio spazia sui calanchi delle colline circostanti e sulla campagna coltivata. Numerose le impronte di ungulati (daini e cinghiali), ma non abbiamo visto animali selvatici, a parte qualche rapace. Per la verità non abbiamo nemmeno visto persone.

Saliamo in macchina e partiamo, ma prima di tornare a casa ci fermiamo a bere un tè caldo al rifugio del Parco Carnè, dove rivediamo con piacere il favoloso lupo cecoslovacco Artica.

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2 risposte a “Giro di Monte Mauro

  1. Il sentiero è davvero interessante seppur fisicamente provante.
    Io l’ho percorso ieri e con il caldo tutti i saliscendi si sono fatti sentire.
    Sicuramente vale la pena percorrerlo.

    • In effetti, anche noi l’abbiamo fatto in una giornata calda e l’abbiamo trovato alquanto faticoso. La quota collinare ci aveva spinti a sottovalutarlo.

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