La Verna e l’inverno

Il sole invernale è debole, ma basta ad intaccare il manto bianco. Ciabattiamo tra la neve che inizia a sciogliersi, precipitando da abeti e faggi monumentali sulle nostre teste. Scivola negli interstizi tra collo e maglia, si infila tra scarpone e piede (sigh!). Per terra ha un aspetto sbriciolato, simile a scaglie di cocco.

Più in basso, ormai liquida scende in rivoli, sui massi, ai lati del crocifisso, lungo le pareti della grotta, accanto al letto del Santo. Il gelido vento che soffia tra le rocce non fa in tempo ad asciugarla. La fede non è una passeggiata: la fede è una cella umida. Raggiunta la cima del Monte Penna, ci godiamo il panorama da questa terrazza naturale sul Casentino. Non è il caso di andare oltre. Mi torna in mente la frase incisa sulla pietra che sovrasta il portone d’ingresso del convento:

Non est in toto sanctior orbe mons.

È domenica. Nel Corridoio delle Stimmate, il canto latino dei monaci sale in aria come l’acqua che giorno dopo giorno, settimana dopo settimana lentamente evapora: presto il disgelo sarà completo, tornerà la primavera e potremo percorrere l’anello completo. Ma non ci saranno più questi questi riflessi, questi contrasti di bianco e blu che ricordano le ceramiche di Andrea Della Robbia che adornano il Santuario.

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