La mattanza e i matti

Sebbene ami gli animali non mi considero affatto un’animalista. L’abbattimento selettivo dei capi in sovrannumero non mi scandalizza: l’ecosistema deve mantenere il suo equilibrio grazie ai predatori, dei quali fa parte anche l’uomo.

Ho scritto la mia tesi di laurea sullo scrittore Michel Faber, il quale tra le altre cose parla dell’ipocrisia di chi mangia una bistecca impacchettata al supermercato ma non ha il coraggio di uccidere e macellare in prima persona un animale. Ma questo dilemma non si può risolvere diventando vegetariani, perché la scelta – secondo me innaturale – di un singolo non può cambiare la realtà biologica di una razza che si è evoluta come onnivora superpredatore e che di fatto domina il regno animale, nel bene e nel male. Oltretutto, solo perché le verdure non possono urlare, chi può garantire che non soffrono? Se proprio si vuole portare avanti un discorso di compassione verso gli altri esseri viventi, allora per coerenza bisognerà estenderlo a tutte le forme di vita.

Ricordo un’escursione invernale in Carpegna durante la quale ci trovammo di fronte i resti della predazione del lupo. Il pasto, probabilmente un capriolo, era stato consumato molto di recente. Davanti alla raccapricciante vista dei resti insanguinati sparsi sulla neve, una ragazza esclamò: “Poverino!”. Poverino? E al lupo, chi ci pensa? Forse possiamo rinunciare a mangiare carne e diventare tutti vegani, ma poi? Potremo forse impedire al lupo di cacciare? Il mondo perfetto auspicato da questa gente semplicemente non può esistere. Anche perché sorgerebbero altri problemi di assai difficile gestione. Anche prima che arrivasse l’uomo a rompere le uova nel paniere, la natura non è mai stato un posto idilliaco. Io la vedo come un luogo cruento e pieno di dolore, nel quale gli esseri sfioriscono e muoiono affinché altri individui possano vivere perpetuando il ciclo. Naturalmente ciò non significa infierire, non esclude il rispetto.

Tutta questa introduzione per dire che non sono contraria a priori alla caccia, ma sono avversa al fanatismo. La delibera della Provincia di Ravenna n.252/2014 “ammazza daini” che ha fatto scalpore negli ultimi giorni, e che in seguito alle proteste è stata bloccata dal Consiglio di Stato almeno per il momento, ha le sue ragioni. Quello che mi lascia perplessa è però il metodo con cui è stata applicata, la condotta superficiale e frettolosa dell’amministrazione locale. Ancor di più, mi disgusta la condotta di entrambe le fazioni.

1) La PA

Ridicolo quanto emerso dal servizio delle Iene della settimana scorsa, tra finte recinzioni, altane poste a due passi da centri visita di un parco naturale, armi con una gittata di 3 km (?!) e alti funzionari che se la squagliano dalla porta di servizio. Perché rifiutare l’offerta della signora che li avrebbe presi e pagato tutte le spese? Che bel nome ha la signora, fra l’altro: Schönwald, che in tedesco suona più o meno come “bella foresta”. La legge vieta di cedere i daini bene dello Stato ai privati, ma dice anche che prima di sterminarli bisogna tentare altri metodi meno traumatici: cattura e trasferimento o confinamento in luogo idoneo, o sterilizzazione. Non era possibile risolvere questo impasse con il buon senso? Ah già, siamo in Italia: quasi dimenticavo.

Trappola per la cattura dei cinghiali nell'Appennino Reggiano: un esempio di metodo non cruento.

Trappola per la cattura dei cinghiali nell’Appennino Reggiano: un esempio di metodo non invasivo.

È anche vero che la proposta della signora risolverebbe il problema solo temporaneamente. D’altra parte è stato detto che affidare il compito a dei cacciatori anziché a pubblici ufficiali sarebbe stato più economico. Riassumiamo: i daini sono bene indisponibile dello Stato e non si può in nessun caso affidarli a privati cittadini, ma non ci si fanno problemi a incaricare della loro eliminazione privati cittadini. Quando conviene a qualcuno, ecco prevalere il buon senso. I piani per la sterilizzazione avrebbero poi richiesto circa 5 anni: troppo. Ma troppo cosa, se siamo nella patria della burocrazia? Quando mai in Italia le lungaggini sono state un problema? Come diventano improvvisamente ragionevoli e solleciti questi funzionari!

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Un vulcaniano redarguisce i burocrati romagnoli per la loro mancanza di logica.

2) I cacciatori Assurdo il modo in cui prendono sul serio la caccia, agendo con metodi mafiosi stile Padrino: dono di una testa mozzata di daino e carcassa gettata a mare (ritrovata in seguito sulla spiaggia di Rimini), escrementi spalmati sui parabrezza. Hanno reagito alle manifestazioni pacifiche con minacce di morte e percosse. Hanno dimenticato che è solo uno sport? Sono alla stregua degli ultras che si pestano allo stadio. La faciloneria con la quale è stata approvata la delibera mi appare come l’ennesima conferma del fatto che i politici pensano solo ad accontentare le lobby. Mi sembra anche un pretesto di qualche appassionato dal grilletto facile per sparare a tutti i costi. Erano 67, ma dico ses-san-ta-set-te daini da impallinare: un’imperdibile e ghiotta occasione da prendere al volo, mascherandola opportunamente con la finta solidarietà per i danni all’agricoltura e la preoccupazione per gli incidenti stradali.

Anche dalle mie parti c’è una certa esagerata frenesia venatoria, come dimostrano i pallini che mi cadono in grembo mentre me ne sto a dondolare sull’amaca nel mio giardino. Credo tuttavia che la maggioranza dei cacciatori siano persone equilibrate e consapevoli, ma oggi i selecontrollori con questo gesto intimidatorio di pessimo gusto e inutilmente cruento hanno perso l’occasione per dimostrare di essere sani di mente e rispettosi della natura, facendo invece emergere un atteggiamento infantile, fanatico, insomma è rimasto scoperto il dente insanguinato. Io a chi compie certi gesti il porto d’armi lo toglierei.

3) Gli ambientalisti

Gli attivisti sono venuti da lontanissimo (Milano, Torino, Friuli) per protestare contro un fatto locale. Stefano mi fa notare che non ci sono state manifestazioni per le battute di caccia di abbattimento programmato dei cinghiali che ogni tanto hanno luogo, ad esempio, nelle Foreste Casentinesi. Sarà l’effetto Bambi? Ci si indigna per il tenero daino, mentre il cinghialaccio brutto e cattivo può anche crepare. E il modo assurdo in cui nel suddetto servizio aggrediscono verbalmente dei pescatori. Sono sbagliati i modi: non gli faranno mai cambiare idea insultandoli. Inoltre, assassino è colui che uccide un essere umano: chi ammazza un animale al massimo potrà essere definito, che ne so, un macellaio. Tirare in ballo il quinto comandamento è fuori luogo. Vedo troppa emotività, l’antropomorfizzazione dell’animale, il tentativo di parificare bestia e uomo mettendoli sullo stesso piano etico.

Alcuni quotidiani (Il Resto del Carlino, Corriere di Romagna) hanno riportato l’impiego anche da parte loro degli stessi metodi dei loro rivali: cacciatori malmenati, auto imbrattate, taglio di gomme. Per dovere di cronaca va detto che in realtà sulla versione online degli stessi giornali non è stato pubblicato nessuno di questi articoli riguardanti le lamentele dei cacciatori, ma solo quelli che parlano delle angherie subite dai loro antagonisti. Strano modo di fare informazione! Allora, chi ha iniziato prima? Non importa: a questo punto sono passati entrambi dalla parte del torto. Si potrebbe dire che gli unici ad uscire puliti da questa vicenda sono i daini.

In un simile scenario, giovedì scorso abbiamo avuto la pessima idea di andare nel solito posto dove andiamo a fare birdwatching, per scoprire che forse non siamo più i benvenuti. Un’altana torreggia in mezzo all’Ortazzino. Siamo forse sotto tiro? Ci siamo detti: forse è meglio che evitiamo la zona per un po’. Avevamo paura di essere presi per degli attivisti e trovare le gomme tagliate tornando al parcheggio. Questo si aggiunge al fastidio per il tentativo di furto che abbiamo subito di recente in un altro punto di osservazione non lontano, dove i ladri evidentemente hanno preso l’abitudine di puntare gli escursionisti e coloro che salgono sulla torretta di avvistamento lasciando l’auto alla base. Non siamo gli unici ad essere stati presi di mira: ci è giunta voce che nel parcheggio del centro visite della Bevanella i fotografi si sono ridotti a portare con sè tutti i documenti e di lasciare la macchina aperta per evitare danni a serrature o vetri.

E che dire delle prostitute che esercitano indisturbate sulla statale e in riva al Bevano, gli equivoci bar aperti 24 ore e certi “hotel”?

C’è dell’altro. Una volta ci siamo diretti verso la foce del Bevano e non sapevamo ancora che fosse vietato l’accesso, quindi trovandoci di fronte la strada sbarrata abbiamo chiesto informazioni ad un uomo del posto, il quale ci ha spiegato come la zona fosse diventata off limits in conseguenza dell’incendio doloso che aveva distrutto parte della pineta. Mentre raccontava, scaldandosi un po’, suggeriva che l’incendiario in fondo non aveva avuto tutti i torti, perché il fatto che fosse stata dichiarata riserva naturale andava contro agli interessi di chi aveva attività commerciali balneari. Parlava con tanta invidia di “quelli di Rimini” che invece “hanno fatto i soldi”, senza che nessuno gli rompesse mai le scatole con la protezione dell’ambiente. Il signore mi ha fatto inorridire, non sarà per caso stato lui? Dare fuoco a un bosco non è mai giusto, in nessun caso. Ma scherziamo?

C’è qualcosa che non va nel ravennate. Ci sono persone che non amano il proprio territorio, e come spesso accade rovinano aree con un grande potenziale. Inutile fare promozione turistica e ambientale se poi l’ambiente è un luogo squallido in cui papponi, ladri, piromani, ecoterroristi e cacciatori incivili con armi di distruzione di massa la fanno da padrone. Non è per fare i moralisti: è che io voglio andare dove mi pare senza dovermi equipaggiare per la guerriglia. Nel Parco del Delta del Po, il problema non sono le nutrie: è ben altro.

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Una risposta a “La mattanza e i matti

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