Il Bosco di San Francesco

L’Italia è costellata di borghi medievali. Mentre i più piccoli si prestano ad una visita di mezza giornata, Assisi è uno di quei luoghi che puoi visitare più volte e scoprire sempre qualcosa di nuovo. Ad esempio, anziché unirsi alle fila dei turisti teleguidati nel solito giro artistico dei monumenti, si può visitare il Bosco di San Francesco. Questa è un’area di 64 ettari di valore naturalistico e storico che è rimasta proprietà privata fino a che nel 2008 il FAI (Fondo Ambiente Italiano), sponsorizzato da Intesa San Paolo, l’ha restituita alla fruizione di tutti restaurando inoltre gli edifici e rispristinando la sentieristica. L’accesso è libero, anche se è suggerita una donazione di 4 € a testa.

Il facile percorso è diviso in due parti, per un totale di circa 45′ – un’ora. Il sentiero scende attraverso il bosco dall’ingresso a fianco della Basilica Superiore. All’inizio ci sono una serie di bizzarre statue moderne, delle quali ci colpisce una scultura a forma di piramide con sopra alfa e omega: il riferimento biblico è chiaro, ma non ci convince, ci sembra una simbologia vagamente massonica. Perplessi, passiamo oltre. Superiamo i resti delle antiche mura romane della città, e proseguiamo fino ad un ponte a schiena d’asino detto dei Galli.

Il giro continua su di una stradina bianca in mezzo agli ulivi, fino al complesso di Santa Croce, un ospedale un tempo gestito da religiose benedettine e ora in parte costituito da una chiesa in pietra, in parte riconvertito a centro visitatori. Di fronte alla chiesa si trovano un altro ponte in pietra e un antico mulino trasformato in ristorante. Nel primo tratto erano pressoché assenti edifici o segni di attività umane; il cambiamento del paesaggio sembra rispecchiare il diverso rapporto con l’ambiente di francescani e benedettini. I primi, ordine mendicante, tendevano a considerarsi parte della natura, che consideravano il proprio chiostro; i secondi, vivendo secondo una regola fortemente incentrata sul lavoro, avevano una maggiore tendenza ad “addomesticarla” attraverso la gestione attiva del bosco e l’intervento conservativo.

Qui comincia la seconda parte dell’itinerario, la più interessante e suggestiva. Il sentiero prosegue lungo un torrente. Lungo il percorso si possono ancora osservare alcune calcinaie e, alla fine, una torre-opificio, testimonianze dell’attività edilizia di Assisi. Al termine si trova un’ampia radura, dominata da questa piccola torre, nella quale è stata realizzata dall’artista Pistoletto un’opera di land art intitolata Il Terzo Paradiso. L’opera dovrebbe simboleggiare l’antitesi tra mondo naturale e artificiale e la ricerca di una soluzione armonica di tale conflitto. Il concetto è rappresentato dal nuovo simbolo dell’infinito ovvero un “8” formato da tre cerchi anziché due. Più prosaicamente possiamo dire che si tratta di un uliveto disposto su tre cerchi. Senza entrare nel merito di cosa sia arte o meno nel 21° secolo, possiamo perlomeno constatare che, a differenza di molte altre discutibili opere di arte contemporanea inseriti in contesti architettonici medievali, per lo meno questa non deturpa il paesaggio ma vi si inserisce armoniosamente.

Dopo aver visto lo “Scheletrone” di Foligno, accettiamo tutto.

A coloro che già si spaventano all’idea di dover camminare un’ora, posso dire che la veduta di Assisi dal basso osservabile dalla radura basta di per sè a giustificare lo sforzo (minimo) di questa passeggiata.

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